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Tra poco sarà votato il Disegno di Legge Quadro sull'Università. Sono previsti rettori manager, tagli e fondazioni private!


    DestraLab prende spunto.. (come stile!)

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    DestraLab prende spunto.. (come stile!)

    Messaggio  Admin il Mar Feb 24, 2009 12:19 am

    Da: DestraLab
    Magari sarà un articolo un pò estremo.. ma non tutti la pensano come me.. è bene citarli quando per lo meno una domanda in comune ce l'abbiamo!

    FFO & capaci e meritevoli
    { 1 novembre 2008 }

    Qui da pagina 58 a pagina 66 del Libro verde sulla spesa pubblica del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ci sono delle belle tabelline sulla distribuzione del FFO alle università italiane secondo le leggi e i decreti succedutisi negli anni, dove si evince chiaramente che le università meno virtuose vengono incredibilmente “premiate” e quelle virtuose incredibilmente “penalizzate” e dove si può “notare” anche cosa ha significato e a quali distorsioni ha portato il fatto che lo stato ha fino ad oggi finanziato gli atenei sulla base di un criterio di “spesa storica”.

    Libro Bianco scritto e pubblicato, tra l’altro, poco prima dell’emanazione del Decreto criteri di ripartizione del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) delle Università per l’anno 2007 da parte del Ministro Mussi, che ha portato unanimemente a questi “sensibili” miglioramenti:

    Due soli dati per chiarire le dimensioni: nel 2008 (decreto ministro Mussi) la quota percentuale di FFO assegnata sulla base dei “risultati dei processi formativi e dell’attività di ricerca scientifica” è stata 2.2%, e nel 2007 0.58%.

    Le Università che alla data di chiusura del 2006, secondo quanto si può leggere ancora nel Libro Bianco (vedere la Tabella 2.20), nonostante l’esistenza fin dal 1998 di un vincolo relativo alla quota massima del 90% delle spese fisse per il personale di ruolo sul FFO, peraltro attenuato con un metodo di calcolo meno stringente a partire dal 2004, lo avevano “tranquillamente” superato, erano:

    Bari 95,8%, Cagliari 92,6%, Cassino 90,1%, Ferrara 90,0%, Firenze 99,4%, Genova 92,4, L’aquila 93,7%, Messina 91,0%, Napoli Federico II 96,0%, Seconda Università di Napoli 98,8%, L’Orientale di Napoli 96,7% Palermo 91,1%, Pavia 94,3%, Pisa 96,9%, Roma La Sapienza 94,6%, Siena 101,1% Trieste 95,7%, Udine 90,9%, Ca Foscari di Venezia 90,8%. Qua altri dati più recenti.

    Nella tabella 2.21 si può controllare, invece, la ripartizione del FFO assegnato, che vede, per esempio, Messina con un FFO assegnato del 2,63%, un teorico da modello 2006 da assegnare del 1,68% e un conseguente sovradimensionamento del 36,2% e Milano, che era invece riuscita a stare sotto il 90% (89,1%) con un sottodimensionamento dei fondi assegnati del 9,2%.


    Mentre oggi Michele Ainis, Atenei in tilt senz’anima e senza soldi. Sprechi, gigantismo, inefficienza, lassismo etico: all’università serve una cura, dopo aver fatto un’impietosa analisi dell’esistente, e aver affermato:

    Ma non dipende solo dal rubinetto della spesa. Anzi: la sua causa più profonda sta nella logica che pervade il sistema, dove il merito è diventato carta straccia, insieme al senso della legalità.

    [...] D’altronde tutto il sistema di finanziamento pubblico verso gli atenei è ben poco orientato al merito, al sostegno dei comportamenti più virtuosi nella ricerca e nell’insegnamento.[...] Se la superficie dell’oceano è piatta, sui fondali nuotano invece pesci d’ogni razza. Durante gli Anni Ottanta del secolo passato in Italia venivano impartite oltre 10 mila discipline accademiche; nel frattempo questa cifra è quantomeno raddoppiata.

    D’altronde tutta l’università si è via via gonfiata come un panettone, dopo il 3+2 e le altre riforme varate dal 1997 in poi.

    C’erano allora 41 atenei; nel 2008 sono diventati 95, fra pubblici e privati. Ma se si contano anche le sedi distaccate (ce n’è una sotto ogni campanile, da Tempio Pausania con 5 studenti immatricolati a Petralia Sottana che ne ha 6), il totale fa 338.

    Propone una cura con “sottrazione”, anzi con doppia sottrazione: in primo luogo, via il valore legale della laurea e in secondo luogo, via il valore legale della cattedra.

    La prima [...] soluzione non particolarmente originale (ne parlava già, mezzo secolo addietro, Luigi Einaudi), ma rivoluzionaria nei suoi effetti potenziali. Perché porrebbe le università in competizione fra di loro (vale di più la laurea dell’ateneo migliore), e perché non c’è efficienza senza concorrenza.

    La seconda [...] Perché in Italia sono bassi gli stipendi dei ricercatori, al primo gradino della scala; lo sono quelli degli studiosi più brillanti, che negli Usa – attraverso contratti individuali e fondi di start-up – talvolta superano un milione di dollari; ma sempre negli Usa il rapporto fra lo stipendio medio degli ordinari e degli assistenti è di 1,5 a 1, mentre qui lo stipendio di un ordinario a fine carriera pesa 4 volte e mezzo la busta paga dei neoricercatori. È il paradosso d’un sistema il quale – legando la retribuzione dei professori esclusivamente alla loro anzianità di servizio – non sa essere né egualitario né meritocratico, tanto da attirarsi la censura dell’Ocse (Rapporto Going for Growth, 2007); sicché c’è bisogno di rivoltarlo come un calzino usato.


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